Gen 23 2012

Ogni giorno, ogni ora

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” … ti amo solo te sempre te per tutta la vita sei l’aria che respiro il mio battito sei dentro di me  infinita il mare davanti a me sei tu i pesci che catturo tu li hai messi nella rete sei il mio giorno e la mia notte e l’asfalto sotto le scarpe e la cravatta che stringe il collo e la pelle che avvolge il corpo e le ossa sotto la pelle e la barca e la prima colazione e il vino e gli amici e il caffè del mattino e miei quadri e i miei quadri e mia moglie nel cuore e mia moglie mia moglie mia moglie …

…Ha le vertigini. Troppe parole. Sente il vento tra i pensieri.

Luka comincia a contare. Dora si alza in un battibaleno e lo abbraccia. E rimangono cosi. Come due personaggi shakespeariani. Come due bambini perduti. E dietro a loro un paesaggio travolgente.

Cosa facciamo adesso?

Filiamocela da qui. ”

Da una meravigliosa lettura di Natasa Draganic.

Un commento presente

Gen 13 2012

Incontro tra Occhi e Cuore

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Quando erano ancora presuntuosi da pensare di poter vedere e saper il tutto, agli occhi accade uno strano viaggio e ancor più strano incontro. Una voce lontana gli fece scendere in un mondo vicino, seppure sconosciuto e quasi inquietante. La strada non era lunga, ma il camino era fatto al rovescio.  Dovevano calarsi dietro alle loro palpebre e guardare attraverso una luce diversa, quella interiore, scendere lentamente davanti a quella meraviglia che si chiama il cuore…Ma che strano…Quelle pulsazioni …Bisognava prenderlo tra le mani, accarezzarlo, percepire il calore che ha, immergersi nella meraviglia di quel rosso cremisi, ascoltare, e ascoltare ancora, e poi ancora,  i battiti … Cosi piccola quella scatola dalla forma unica era un mondo pieno di tesori. I dolori, le gioie, i sorrisi, le ombre, i sentieri da seguire, sembrava un quadro senza fine, dove tutto riusciva a fluttuare con un’incredibile naturalezza. Era la vita, seppur nuda, sembrava  che non avesse nessun pudore.  Ancorché meno la paura. Lo stupore degli occhi era infinito. Com’è possibile? Pensavo che con le palpebre chiuse ci sia poco da vedere. E invece le percezioni sono fortissime, i colori brillano e la luce e quasi accecante. La sonora risata del cuore interruppe per un attimo la magia che gli occhi vivevano. Su, non rimanete male, e cosi semplice, e solo perché spesso non ci si accorge, che il mondo esterno, con la visione della mente che tramuta tutto in risposte, a volte anche illusorie, tralascia la parte più sincera, più pura, quella del cuore. Al quale però non sfugge nulla, con un’infinita pazienza raccoglie il tutto, i tesori della vita da poterne prendere quando si ha bisogno. Basta poco, spendere qualche volta un attimo del tempo, le palpebre che calano, gli occhi che accarezzano e ascoltano il battito. E semplicemente diventa un incontro con …

Cuore.

 

 

 

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Gen 12 2012

” PREGHIERA IN GENNAIO”

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I brividi scorrevano sulla pelle come i rivoli di pioggia, svegliando per l’ennesima volta la sensazione di forte emozione nel riconoscere  quella lettura…

“ …

I pescatori avevano ritirato le canne da pesca. Accanto al muro di una cascina un contadino pregava sottovoce.

“Che era successo?”

“ Una donna si era buttata nel fiume. Suicidata. La stavano cercando. Allora chiesi al capo dei vigili con cui ho molta confidenza, chi fosse. E mi disse che era la signora che faceva l’aiuto cuoca alla trattoria del ponte. La Marilena. Una donna dolcissima. Di quelle per intenderci che respirano piano per non svegliare il suo lui che dorme. E che io ben conoscevo per  il fatto di essere assiduo frequentatore del locale. Insomma, separata, lasciata dal marito dopo un’accesa causa di separazione in cui tutti e due chiedevano affidamento del pargolo ancora piccolo, indebitata per pagare avvocati e consulenti, col marito che negli ultimi due mesi aveva cessato di erogarle assegno disposto dal giudice e le aveva mollato pure quattro ceffoni… in una fase di depressione, ha scelto di farla finita e si è buttata li, dove la corrente e modesta ma il fiume è molto profondo e scuro.

C’era anche il maresciallo Losapio. Tutto sudato. Aveva in mano un foglio di carta spiegazzato. Lo aveva lasciato sulla riva stessa Marilena. L’ho ricopiato, aspetti che glielo leggo:

Signori benpensanti,

spero non vi dispiaccia,

se in Cielo e in mezzo ai Santi

Dio fra le Sue braccia

Soffocherà il singhiozzo,

delle mie labbra smorte

che all’odio e all’ignoranza

preferirono la morte.

Dio di misericordia,

il tuo bel Paradiso

lo hai fatto soprattutto

per chi non ha un sorriso

e per quelli che han vissuto

con la coscienza pura .

L’inferno esiste solo

per chi ne ha la paura.

Venite in Paradiso,

la dove vado anch’io.

Perché non c’è l’Inferno

nel mondo del buon Dio.

Dopodiché si è gettata nel torbido gorgo “.

… “

Dal “ Nel Nome dei figli”.

 

Qualcuno di voi forse riconoscerà le parole di poesia in musica che mancava ieri sera, accompagnate dal silenzio greve dei presenti in sala conferenza preseduta dal Dott. Vezzetti. Piccolo ma gremito il luogo fa riaffiorare la sensibilità e la speranza, dei semi lasciati per  un futuro migliore. Vinciamo disincanto con cui ci ha vestito la vita dei nostri giorni, aprendoci all’amore e bontà d’animo, porgendo le mani piene di questo cibo che non costa nulla, regalando ai figli lo stupore e l’incanto, donandogli il loro Paradiso, qui, insieme a noi, in questa vita.

Vittorio, grazie, essere i pionieri in questo mondo con pochi ideali non appaga nel vedere in quanti non vedono, non sentono e non parlano. Lentamente e con fatica, delle voci si aggiungeranno a questo coro, elevando in aria un suono meraviglioso con il quale verranno avvolti i bambini ai quali  abbiamo dato la vita. In queste note non ci sarà la rabbia, né il rancore, saranno le note di consapevolezza dei figli grandi divenuti genitori…

Perché, come concludevi ieri sera:

“Beato quel genitore i cui figli corrono nelle braccia anche quando le mani sono vuote”,

Perché quel figlio avrà trovato ciò che un prezzo non ha:

L’amore!

 

 

 

 

 

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Nov 12 2011

Di un papà…

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E difficile scrivere in questo momento. Qualsiasi argomento dopo il post ” NEL NOME DEI FIGLI “sembrerebbe banale. Il post che segue sotto, dedicato a un papà, scritto un anno fa, oggi prende una luce particolare. Vorrei riproporlo, dedicandolo ai papà, ancor di più a quelli che non possono condividere il tutto l’amore possibile con i propri figli. Era un  augurio per un Buon Anno, ma riletto, oggi, dopo la presa di consapevolezza di un mondo buio, sembra un tema ancor più toccante.  Dire non è un mio problema e lasciare ai figli un mondo che non lascia molta speranza. Perché se si è privati dell’amore, la speranza svanisce. E sempre molto difficile alzare il sipario che divide il nostro io dalla nostra ignoranza. Quando ciò accade, non si può calare più. Quel sipario non nasconde solo le storie private, dietro al sipario ci sono tante vite, siamo noi, la nostra società. I nostri figli. Non possiamo, non abbiamo il diritto di privarli dallo stupore, del bello della vita che verrà, togliendo il più importante, l’amore dei genitori, racchiudendoli nelle loro paure. Le battaglie per amore dei figli sono un bene comune, e facciamo che non cali mai il silenzio.

MERAVIGLIOSO

Era appena scesa la sera, fredda e cupa. Sulla strada scorrevano le macchine, velocemente, cercando di rubare qualche minuto al tempo che correva inesorabile. Tutto in fretta, per arrivare nei luoghi che attendevano ospitali l’arrivo delle feste. Gli sguardi dai finestrini delle macchine che sfrecciavano, potevano afferrare il pezzo sfuggente di vita altrui solo per un attimo…

Sul ciglio della strada c’era ferma una macchina con le quattro frecce. Un uomo cercava di fermare una ragazza che camminava sul ciglio, con il volto rigato dalle lacrime. A fianco a loro, una ragazzina piangeva , vi prego, si sentiva la sua voce flebile…Le parole  di veleno avevano sovrastato i cuori che amano. Gli occhi di quell’uomo erano il baratro della disperazione,  nei quali si rispecchiava la sua impotenza. Velati di lacrime, esprimevano tutto il dolore che portava dentro. Una situazione più grande di lui. L’amore  era soffocato dalle inquietudini, dalla rabbia, dal non capirsi più…Eppure io lo conosco bene, darebbe la vita per le sue bimbe.  Su,  torna in macchina… E’un inferno, si sentiva l’eco della voce che gridava…Lentamente, gli animi cominciavano a placarsi , e dal cuore arrivava la luce dell’amore. Ancora più abbagliante di prima. E scorrevano davanti agli occhi le immagini…

Un papà che preparava la pappa e cambiava il pannolino quando erano  piccole…Un papà che stanco dal lavoro leggeva una storiella, e si addormentava prima lui…Un papà che si prestava a mille giochi inventati dalle due piccole pesti, e debole dal suo amore acconsentiva sempre quasi tutto…Un papà diventato grande con le sue bimbe, a volte spazientito dai conflitti , quell’incomprensione generata anche dalla differenza dei tempi vissuti, quelli della nostra adolescenza,  e quelli   in cui scorrono le vite adolescenziali dei  figli di oggi. Un confronto tra due mondi così diversi eppure non lontani. E difficile  smettere di dire  “Quando noi eravamo ragazzi…” . Comprendere  le  inquietudini dei ragazzi, spogliarsi delle proprie per capire il loro voler imparare a vivere.  Nel loro tempo e con il loro modo. Un  difficile che non è impossibile, quando il cuore è sincero e coraggioso.  E questo papà ha il cuore grande, nel quale scorre  linfa d’amore per le sue figlie.

La macchina riparte lentamente lasciando dietro di sé gli ulivi sul ciglio della strada, avvolti nella luce della luna che cominciava a sorgere . E come gli ulivi che daranno il loro frutto, il cuore si schiuderà al bene sapendolo offrire agli altri.

Post scriptum

Facciamo in modo che quel bene scorre.

 

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Nov 04 2011

“NEL NOME DEI FIGLI”

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Non ci sarebbe una giornata migliore per poterne scrivere, raccontare di tanto. Diluvia. Dalla finestra s’intravede la rabbia della natura che scende sugli alberi divenuti inermi sotto la  forza del vento e dell’acqua. Come se volesse annegare il tutto. Riporta a un’ennesima riflessione, e tutta questa pioggia potrebbe essere una  metafora  di quante vite, soprattutto quelle innocenti, subiscono, perché loro non hanno la possibilità di scelta. Sono“solo “ dei figli.Sai quando comincia questa sventura, e non sai quando finisce.  E di tanti momenti tremendi che trafiggono, addolorano, nello stesso tempo in cui si ascolta la propria voce dal profondo: Non era questo ciò che avrei voluto. E non c’è il miglior testamento in lascito di quello che sia l’esperienza, raccontata, scambiata, condivisa. Il mal comune non fa il mezzo gaudio, ogni uno e portatore del suo bagaglio, e non c’e via di scampo. Tranne una. Unica e sola, quella dello sguardo sui figli. Ed è uno sguardo che deve vedere oltre, attraverso l’amore nei loro confronti, con il cuore che deve essere offerto su un palmo della mano, ancor di più in quei momenti quando si fa piccolo, piccolo, per la sofferenza che c’è. Ho letto il libro , di cui la copertina sotto, di una vita, di tante vite, e con angoscia mi  rendo conto, ancora una volta di  tanta sofferenza per una vita che cambia.   E non è una questione dell’amore finito. Allo smarrimento di chi prende delle decisioni si aggunge lo smarrimento totale dei figli, che spesso diventa il buio, coperto da chi ci dovrebbe aiutare ad uscirne fuori, se non per l’etica professionale di salvaguardare  il diritto di ogni uno di noi, almeno  per un solo motivo, seppure venale, perché è pagato, e anche profumatamente. Non è al servizio dei deboli, ma a fine di se stesso. L’autore del libro ha saputo con la maestria,attraverso la sua e altrui esperienza, aprire il vaso di Pandora del sistema giudiziario italiano inerente allo “Diritto di Famiglia”, ovvero di quanto accade a quelle famiglie che loro malgrado hanno dovuto rompere quella che voleva essere la loro promessa della vita.

 

Sig. Vezzetti

Premessa, sono una donna separata, con due figlie, e sono stata fortunata due volte. La prima, nella decisione comune con il mio ex marito di trovare il giusto modo a salvaguardare le nostre figlie in una situazione difficile come una separazione, riuscendo a farlo con un’unica comparizione davanti al giudice, e seguendo l’istinto d’amore per le nostre figlie, siamo rimasti fuori dalle porte del tribunale, con dei risultati più che positivi, seppure si sia passati attraverso dei momenti di sofferenza. Lei me l’ha confermato pienamente attraverso le pagine che ho letto. La seconda, a prescindere dai motivi, si arriva a volte al punto di dire, mi rivolgo al tribunale! E invece e grazie alla meravigliosa lettura del suo libro che ho deciso che non mi avrei mai più neppure fatta sfiorare da quell’intento. Ecco, abbracciare un’ idea, un vissuto altrui, una battaglia, e il miglior modo per dirle grazie. Un libro da consigliare a tutti, non solo ai separati, e soprattutto alle figure che svolgono un ruolo importante, avvocati e i pm, per il loro aver tra le mani il più prezioso, le decisioni sulla vita delle persone, e soprattutto quella dei bambini e dei ragazzi.

La sua è una vocazione, e non solo come medico pediatra. Ho letto dei commenti, stupita per alcuni, perché come lettrice non mi è mai passato per la mente, neppure per un istante solo, a dare al suo romanzo un valore o meno letterario, perché il valore che ha , va oltre!!!! Sveglia la coscienza, insieme a delle emozioni, e come si dice, “Siamo cresciuti quando sappiamo accettare ciò che non ci piace”, e allora dobbiamo trovare il modo per prendere ogni uno delle sue responsabilità. “NEL NOME DEI FIGLI”, soprattutto.

http://www.nelnomedeifigli.it/

http://www.hoepli.it/libro/nel-nome-dei-figli/9788865950418.asp

http://www.figlipersempre.com/

http://www.adiantum.it/

Grazie mille a chi mi ha fatto conoscere questo libro.

E al mio avvocato, una perla tra quelle rare, che per fortuna fanno da faro a chi è fortunato di averle vicino, oltre a Miki, tra gli ultimi Don Chisciotte, che praticamente non si fa neppure pagare dai suoi assistiti.

Tatjana

Questo è un post aperto. Tutti quelli che vorrebbero scrivere qualcosa, possono farlo.

 

 

Dott. Vezzetti ha scritto

Ciao a tutti. Sono l’autore del libro, mi hanno segnalato il blog e… eccomi qua. Vi ringrazio per le attestazioni di stima e per le belle parole. Nando mi ha addirittura commosso. Se qualcuno di voi vuole collaborare alla divulgazione del testo e del suo messaggio si metta in contatto con la nostra onlus Figlipersempre. Abbiamo trovato tanti dirigenti scolastici in Lombardia sensibili al problema che hanno acquistato il testo per i loro docenti e abbiamo aiutato in tutta Italia attraverso decine di vendite di beneficenza tanti bambini e tante categorie deboli (disabili, malati ecc.). Siamo oltre le 7000 copie.
I prossimi appuntamenti saranno a Ostuni il 18 novembre, a Torino il primo dicembre al Circolo dei lettori, a Bolzano il 3 dicembre mattina e Trento il 3 pomeriggio.
Grazie a tutti coloro che si stanno adoperando per la divulgazione della nostra testimonianza.

 

 

Vittorio ha scritto

Un tema difficile questo, parli della sofferenza che i figli dei separati patiscono nel silenzio di tutti i giorni. Genitori che si fanno la guerra tra loro, a ragion o torto di uno o dell’altro, senza pensare che i loro figli vogliono e sognano due genitori, un padre ed una madre, così come sono, ne bene e nel male.

La colpa non è dei genitori, ma di coloro che fomentano questi in un lunghe guerre dove non ci sono vincitori, tranne avvocati e psicologi che ne traggono un mero guadagno, e dove i figli sono gli unici a pagarne le conseguenze.

Aiuto da tempo le associazioni per le pari genitorialità e non faccio altro che ascoltare storie tristi tutti i giorni, storie di guerre tra poveri, guerre dove si auspica che denigrando o cancellando uno dei due genitori si faccia il bene dei figli. Poi quando la guerra termina, non per accordi raggiunti ma solo perché sono terminati i soldi serviti per pagare avvocati, psicologi e tutte le spese legali, i genitori piangono, versano grandi lacrime di tristezza, ma non per la sofferenza regalata ai loro figli, ma per le parcelle degli avvocati, che arrivano sempre e solo alla fine della guerra e che son paghi ti pignorano tutto quello che hai, compresa la casa dove vivono i tuoi figli, proprio quei figli che in fase processuale quegli stessi avvocati difendevano a spada tratta.

Quando ho conosciuto Vittorio Vezzetti non riuscivo a credere che per denunciare una situazione così degradata si sia costretti a scrivere un libro. Mi chiedevo che senso avesse in un paese civile dover essere costretti a scrivere un libro per far conoscere agli altri le ingiustizie del nostro paese. Ma allora se così è, cosa succede a tutte quelle persone che non hanno il dono di saper scrivere un libro? Nessuno saprà mai nulla di loro?

Poi quando ho iniziato a leggere il libro, nel leggere tutte quelle storie tristi, ho iniziato a sentirmi mancare il respiro, ho iniziato a soffrire per tutti quei bambini che hanno sofferto e che continuano a soffrire alla luce del sole, proprio per mano delle nostre autorità.

Nel libro scopro un dato sconfortante: nella sola città di Roma ci sono più avvocati che in tutta la Francia. Allora faccio qualche ricerca a riguardo e scopro con grande stupore che nella sola Lombardia ci sono più avvocati che a Roma. Quindi tra Lombardia e Roma abbiamo il doppio degli avvocati che esistono in Francia!?!? Senza contare le altre 19 regioni d’Italia.

Quindi o siamo fessi o siamo un paese litigioso!

Si, aiuto le associazioni delle pari genitorialità per aiutare i nostri figli, aiutando proprio i loro genitori a non litigare per i figli che già gli appartengono, ma soprattutto per spiegare che sono loro genitori, entrambi, che appartengono ai loro figli!

Come genitore immensamente innamorato dei miei figli, che soffro per tutti i figli che stanno vivendo storie analoghe, non posso che ringraziarti per aver dedicato questo tuo spazio ad una causa comune, quella dei nostri figli.

Condivido appieno i tuoi esaustivi commenti sul libro, dovrebbero leggerlo tutti!

Grazie e come dici tu, facciamolo soprattutto NEL NOME DEI FIGLI!

 

Irene ha scritto…

” Giorni difficili, tremendi …

sembra che tutto si ribalti, noi, le nostre vite, la natura stessa sta dando prova della sua potenza sull’uomo …

E l’uomo cosa ha sempre tentato di fare, da sempre, se non domare tutto e renderlo suo servo?

La natura no, non si doma …

Non si doma il vento,

non si doma l’acqua,

non si doma il fuoco …

Sono giorni in cui tutti noi, per i motivi più diversi o uguali ci sentiamo spaesati ….

come se facessimo parte di un film in cui  non siamo più i protagonisti …

Affiora la rabbia, l’impotenza di fronte a tanta furia che sembra colpire alla cieca chi infondo che male ha fatto? ”

 

Marcos ha detto…

Mi spiace tanto di non aver avuto figli . Non è accaduto e così è . Mi consola non aver mai dovuto affrontare queste tempeste emotive …….
Non so cos’altro dire …….

 

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Ott 18 2011

La cultura cos’è?

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Genova, una giornata fredda e nuvola. Il mio quarto anno qui. Non che avessi da raccontare qualcosa al di fuori di una vita ordinaria.

Genova porto, gente di mare. Genova, città aperta, dicono, piena di cultura. Genova, con i suoi gradini bellissimi, lasciati dalle nobili famiglie antiche e ricchi mercanti, ormai in degrado quasi tutti. Genova con la sua storia, con i poeti e pittori, e De Andre. La sua musica, gli ideali, il saper vedere oltre, un testamento, il suo. Lui, che non per caso aveva scelto la sua dimora altrove. Genova, con la gente triste. Con le face cagnesche, guardinghe. Genova, la città di caste, nascoste nell’ode tra i muri genovesi. La gente che non ti dice mai di no, e neppure il sì.

Forse il mio di oggi non è altro che la somma di questi anni, dei giorni, dei momenti, tutti,  passati qui. Sono arrivata con poco bagaglio, ma tra quel poco c’era il sorriso verso il prossimo, il bello della voglia di ricominciare una vita nuova. Mi hanno detto del coraggio che ho avuto. Mi sorrido, visto i pochi sorrisi intorno, rendendomi conto che il coraggio forse non sarebbe bastato. E misuro ora la dose d’incoscienza.

De Andre ” Una storia sbagliata”

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

Per il segno che c’e’ rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere piu’ come e’ andata
tanto lo sai che e’ una storia sbagliata
tanto lo sai che e’ una storia sbagliata.

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Ott 03 2011

Infine…

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Sono le gocce nel deserto

E quella macchia di vino rosso sul abito

Ora  è la pioggia di ottobre che aspetto

So che  il vento non porta la felicità

e lascio le lacrime per la fine

per dissetare il cuore

E sento il profumo del papavero rosso

si espande nella stanza

E so che il vento porterà via i versi

E lascerò le lacrime per la fine

Le lacrime …

E so di essere stanca di andar via …

E del passo dopo passo per un nuovo giorno,

e dalla valigia da riporre

La cera si è sciolta,

la luce si affievolisce  lentamente

Il suono del violino accompagna l’attesa

delle lacrime

per la fine.

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Set 13 2011

In agosto

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Se sapesse le olive non mature chi le coglie ora…

Sei bellissima, si sentiva dire. Lei parlava, parlava ancora e rideva, parlava con gli occhi, con il cuore. E loro chiedevano, lei parlava, e giocava con le ciocche dei capelli ribelli che cascavano sul viso. Lei parlava e non sapeva di musica che ci sarebbe stata, delle onde del mare, del vento, si muoveva e sorrideva, sorrideva il neo sula sua gote sinistra. E rideva, rideva ancora, le parole le sussurrava. Scusa, come dicevi, si sentiva la sua flebile voce,mentre rideva ancora… Si specchiava negli occhi la luna che posava la sua luce sulla baia che dormiva in silenzio. E poi ancora, l’alba nel suo risveglio attraverso il campanile che saliva in alto. Lei parlava, a volte un po’ triste, a volte un po’ felice, cosi come sanno fare le donne.

Ora arriva l’autunno, e lei ricorda. Dei pesci addormentati nell’acqua limpida, sentiva di potersi trasformare in tutto… nel fiore, per poi diventare un fico che aveva colto, il profumo dell’essenza dell’anguria rossa che colava sui lati della bocca, in violino, mentre diventava la sua corda, quando stava nascosta ad ascoltare nell’angolo della chiesa, sapore di sale che rimaneva sulla pelle, in un gabbiano in volo, nella barca che s’intravedeva in lontananza, nelle isole in abbraccio eterno con quell’acqua blu, in una donna sconosciuta nella foto dimenticata in una stanza di quel faro, nelle note immaginate, nascoste nei vecchi dischi di vinile impolverati in un angolo,  poteva divenire  il mare, il sole…si, poteva essere tutto, anche un pappagallo finito tra i cappelli, e ora sorride  ancora…Sorride a loro perché sa questo…

“Voi siete delle persone che s’incontrano quando la vita decide di farti un regalo”.

Grazie anche a Paolo,  http://af8925.blogspot.com/ ,e a questa sua frase, attraverso la quale si esprime pienamente la magia della vita , racchiusa negli incontri e affini con delle meravigliose persone che si incrociano e sanno riconoscere.

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Lug 30 2011

NON CAPISCO

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Mi scrivo perché non capisco…

Torna a gala all’improvviso questa frase. E mi rendo conto che è adatto a tutti i post cui non so dare un titolo. Un vortice di parole, si ripiega su se stesso, veloce come una tromba d’aria, e nella sua corsa impazzita lascia dietro di se le certezze rotte, percorsi tracciati cambiano all’improvviso , e furia difensiva percorre la strada da se, a discapito dei sentimenti . Nella testa rimbomba l’eco del rumore del vento , furioso e inquieto. Non c’è scampo. Mi aggrappo ai fili sottili delle parole che riappaiono illuminate per un istante solo dalla ragione, ma poi scompaiono, cosi all’improvviso come sono apparse, perché la loro luce è flebile, non essendo quella dal cuore. Perché il cuore vede ciò che io vorrei diverso, il cuore sente che nelle parole contro parole perde. Mi abbandono lentamente a quel vortice, mi vedo allungare la mano, mi risucchia totalmente, mi disciolgo, perché non ho capito neppure dopo avermi scritto…

Rimangono in aria le note della bellissima canzone di Amy Winehouse … JUST FRIENDS…

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Lug 14 2011

La notte di mezza estate

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La ragazza era entrata in quel sogno senza saperlo. I passi leggeri su quelle scale l’hanno riportata in quella stanza, dove nulla sembrava conosciuto se non i volti delle due persone che stavano ai lati opposti l’uno dall’altra. Coprivano le finestre con delle tende, ogni uno dei due intento nel proprio da farsi.

Buongiorno… sentiva la sua voce che salutava i due. Il silenzio le rimandava l’eco del saluto al quale non arrivava nessuna risposta.

Ha urlato…

Buongiorno, ho detto  buongiorno… Perché urla?

I due si sono girati guardandosi tra loro, gli occhi della donna cercavano di comunicare qualcosa all’uomo che le stava di fronte.

E come in un momento di pura follia, la ragazza ha cominciato a scaraventare da un tavolino vicino a lei,  tutto il cibo che era li, in un cestino, contro di loro. Vi oddio, vi oddio, vi oddio…

Un dolore lontano riemergeva come una furia, le lacrime scorrevano accompagnate dal singhiozzo nel quale si perdevano le parole, diventando sussurrio.

A un tratto, si è trovata da sola seduta sul divano, su quale si era addormentata, guardando la sveglia di fronte. Erano le cinque del mattino, e le lacrime continuavano a rigare quel volto, accompagnate da un vuoto immenso che riaffiorava, e non nella forma del fiore, ma delle sabbie mobili, nelle quali quella figura, racchiusa su se stessa, come se fosse un gomitolo di lana, cominciava a srotolare quel filo che serpeggiava dentro dall’oscurità. Non capiva da dove era arrivata tutta quella rabbia, perché i volti contro i quali ha urlato erano i suoi genitori. Perché, si continuava a chiedere? Non li ha incontarti più da anni, da tanti anni, dall’ultima volta che li ha visti insieme. Che cosa doveva dirgli? Perche la parola “oddio”? Non capiva, perché ciò che era rimasto dietro di loro era solo il ricordo di un amore infinito, che era il cibo per quando serviva a placare la fame.  La fame che ora rode, non si placa più, comincia a capire il perche di quel urlo che ha tirato fuori. Delle sue debolezze e della stanchezza, e di uno strano specchio dove non riconosce più le sue sembianze, ma legge le parole dalle quali è fuggita da sempre. Le cancella, e loro riappaiono. Sfida la tua solitudine, perche solo se la riconoscerai saprai ricominciare a camminare. Smettila di cercarci. Perché non troverai te stessa. Sentiva le voci che continuavano a fluttuare nell’aria.

L’alba s’insinuava lentamente dalla finestra spalancata, attraverso la quale lo sguardo offuscato dalle lacrime incominciava a dare i contorni al giardino di fronte, rigoglioso nel pieno della sua bellezza, carico di verde e dei profumi di mezza estate.

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