Mar 11 2012

Dolore

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Era la sera, noi due da sole. Non mi ricordo dove fossero andati gli altri,  era strano quel silenzio. Ti ho aiutato ad arrivare nella veranda, volevi sederti su quella sedia che guardava verso la porta, ti piaceva tenerla aperta, perché era la porta dei  buon giorno e buona sera a tutti i passanti, a dei vicini che venivano invitati nei bei tempi a prendere il caffè al volo. Ultimamente sono rare le visite, qualcuno non ama vederti cosi, e qualcuno nella cortesia non vuole disturbare quel tuo lento andar via. Non riuscivo a capire,  se in realtà ti stesse bene questa cosa, la tua casa da sempre brulicava di persone, di risate, di vita. Questa settimana siamo uscite da quel tuo tremendo attacco del dolore, dove il tuo corpo con le ultime forze cercava di reagire con quel mostro che avevi dentro. Ho pensato sempre che alieni sono solo un’invenzione, e pure in quei giorni tremendi, ti spiavo di nascosto e pensavo,  è come se fosse entrato qualcuno in quel corpo, e quando lo prende il momento di pazzia, impazzisci anche tu attraverso al male che si vede. Ecco, si vede, e lascia dietro se la domanda, ma com’è il Dolore? Cosa senti?

- Mamma, riesci ad avvicinarmi  il tuo dolore?  Com’è?

Hai sorriso, rimanendo per un lungo tempo in silenzio.

-Sai, hai cominciato … Mi sono avvicinata di più alla tua sedia, per sentire quel sussurrio, per captare tutte le parole, a volte sembrava che non riuscissi a dirle, o a ripeterle, ed io non volevo perdere nemmeno una.

-Tu  conosci il profumo delle rose?

-Certo. Ho risposto, stupita dalla tua domanda.

-Sei tu l’esperta dell’acqua di rose, come si fa a dimenticare il bagno nell’essenza delle tue rose? Non capivo dove volesse arrivare. Lei sapeva.

Sorrideva.

-Sai ho letto da qualche parte, non mi ricordo più dove, ma tanto faccio fatica a ricordare molte cose ormai, una frase rimasta impressa. “Come fai a spiegare il profumo di rosa a qualcuno che non né ha mai sentito?

-Parlare dell’essenza del profumo di rosa, e parlare di  poesia, dell’sole, dell’amore,della bellezza che rimane dentro per essere svegliata tutte le volte che si ha bisogno , perche un profumo riempie, nutre l’anima , fa rivivere un ricordo … Dolore e un po’ come quel profumo di rosa che non hai mai sentito.

Ti avrò guardata sbalordita, perché hai riso.

-Si si, con il tuo sempre voler sapere il tutto dirai cosa c’entra?Pazienta, capirai a breve cosa voglio dire. E come spiegare il profumo della rosa , solo al contrario.  Come fai a spiegare a qualcuno un dolore che non ha mai provato? Ecco, a differenza del profumo di rosa, come se si svegliasse  lentamente dentro una forza oscura,  silenziosa, ma presente, sempre, non ti mola mai, da un po’ di respiro, ma il respiro tu lo trattieni, perché hai imparato che è solo un momento prima che arriva in tutta la sua potenza, perché ora la conosci. Non riesci a combatterla,la tua mente si offusca, ti senti trafiggere da mille lame dei coltelli invisibili, roventi, il tuo corpo diventa come un burattino dai fili senza sincronia, una mano li, un braccio qua, le gambe non reggono, gli occhi non vedono più nulla,  non sei più un corpo. Sei il Dolore, ti chiami il Dolore avvolto in una pelle che vorresti strappare. E non hai nemmeno forza per questo, e allora pensi solo che vorresti andare, dissolverti, sparire, e non me ne volete, non riesco ad aggrapparmi neppure all’amore che provo per voi, da cui prendere la forza per combatterlo.  Quando passa, si attenua, ecco che riemerge un attimo di lucidità, e dici tra te e te, forse non torna più … E proprio conoscerlo che fa paura, tanta, perché non lascia il spazio per ricordo, perché se il profumo ti inebria, il dolore uccide. Il mio Dolore sembra molto tenacie. Anziché lasciare la sua dimora, sta diventando sempre più presente, di più, onnipresente, perché io lo vedo nei vostri occhi, nella vostra paura, e allora l’unica cosa che vorrei e che sparisse il tutto, perché ogni giorno trovo meno forza per consolare voi, perché siete giovani, perché non volevo questo per voi, non l’avrebbe voluto nemmeno papà. Questo è nostro camino, e poi, come si dice, finche andiamo per l’ordine, e già tanto!!!

E prima volta davanti a te, non ho nascosto le  lacrime. Sorridevamo entrambe.

Infine hai detto, senza questo dolore, non saremmo stati tutti uniti cosi, vero?

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Gen 31 2012

Di donne che sanno guardare oltre!!!

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Una partenza meravigliosa di Leslie e  Elisabetta, un sogno che diventa realtà.
Jambo Diani Beach Kenya Onlus

Jambo Diani Beack Kenya Onlus – Sede Legale: Via Capolungo, 50 A/7 – 16167 – Genova
C.F: 95153400106  – IBAN: IT17W0552632110000000002057

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Gen 31 2012

Sul lago di Plav

Mi ricordo il grammofono color arancio…E dei dischi. Grandi. In vinile. Di te e di papà. Di quando ne scieglievate uno e giocavate con il vostro essere i  figli dei fiori. I tuoi capelli biondi e lunghi con la fascia in testa. E il trucco che metteva in risalto quei occhi verde blu. Ascoltavo e non capivo, ridevo come ride mia bimba di me. Janis Joplin, e Somebody to love, e Summertime. E il ritmo scatenato dei Boney M con le fantastiche Rasputin, Rivers of Babylon. Le immagini di quei pomeriggi con il sole verso la montagna di fronte alla finestra, dei colori di tramonto. Mi ricordo che volevo sapere di Gagarin, dell’era dell’orbita culturale, volevo sapere di chi era Aleksa Santic, chiedevo di Clark Gable e ti dicevo che brutto, come fa a piacerti, e ammiravo il viola degli occhi di Lis Taylor, e non sapevo di quanto mi sarebbe rimasto attaccato alla pelle il meraviglioso Doktor Zivago, di quanto ero testarda come il mulo a voler estorcere il tempo di un film. Di quelle sere in cui veniva staccato “soffra” dal chiodo nell’atrio di casa. Chiedevamo, chi viene a cena? Sapevamo che era in onore degli ospiti di un’altra tradizione, e senza tanti perché ci divertivamo a dover mangiare seduti per terra, con le gambe incrociate, tutte quelle pietanze davanti dai sapori strani. Come turchi, diceva mio padre e rideva. A noi bastava. Il senno di poi ha portato delle risposte sui perché del suo così profondo rispeto per una tradizione che non ci apparteneva culturalmente. E perché ogni tanto, quando camminavo con mia madre sentivo qualcuno dei vecchi signori con il Fez in testa dire: “Buon giorno Memhab …” Ascoltavo. E non capivo allora.  Parlavano del comunismo. Del partito. Di Tito. Di espropriazione. Non capivo. Vedevo di tanto in tanto diminuire la terra intorno a casa. Non capivo. Quella strada sotto casa tagliava il nostro giardino in due. La scuola sarà più vicina, dicevano. E mi sembrava una cosa bella vedere quel grande albergo sulla riva del lago.  Dicevo, chi sa cosa avverrebbe detto il nonno, gli sarebbe piaciuto vedere quel bel palazzo  sulla sua terra. Non capivo lo sguardo appannato di mio padre che si perdeva in lontananza, posandosi sul verde di quelle acque profonde. Ci sedevamo sulla collina davanti, e noi bambini, scorrazzavamo su e giù buttando le pietre in acqua, mentre loro nell’ombra erano seduti su quel prato verde, in silenzio…avvolti nel profumo del gelsomino bianco.

Crescevo e non sapevo. E non capivo. Ora che sono cresciuta continuo a non capire, serena nel sapere di non poter chiedere più su quanto di risposte non avrò mai. E di quanto e poco importante il tutto, tranne saper vivere l’amore che ho avuto la fortuna di avere. E di sentire ancora il profumo di quelle estati in cui la magia che vivevamo e rimasta dentro ognuno di noi.

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Gen 23 2012

Ogni giorno, ogni ora

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” … ti amo solo te sempre te per tutta la vita sei l’aria che respiro il mio battito sei dentro di me  infinita il mare davanti a me sei tu i pesci che catturo tu li hai messi nella rete sei il mio giorno e la mia notte e l’asfalto sotto le scarpe e la cravatta che stringe il collo e la pelle che avvolge il corpo e le ossa sotto la pelle e la barca e la prima colazione e il vino e gli amici e il caffè del mattino e miei quadri e i miei quadri e mia moglie nel cuore e mia moglie mia moglie mia moglie …

…Ha le vertigini. Troppe parole. Sente il vento tra i pensieri.

Luka comincia a contare. Dora si alza in un battibaleno e lo abbraccia. E rimangono cosi. Come due personaggi shakespeariani. Come due bambini perduti. E dietro a loro un paesaggio travolgente.

Cosa facciamo adesso?

Filiamocela da qui. ”

Da una meravigliosa lettura di Natasa Draganic.

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Gen 13 2012

Incontro tra Occhi e Cuore

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Quando erano ancora presuntuosi da pensare di poter vedere e saper il tutto, agli occhi accade uno strano viaggio e ancor più strano incontro. Una voce lontana gli fece scendere in un mondo vicino, seppure sconosciuto e quasi inquietante. La strada non era lunga, ma il camino era fatto al rovescio.  Dovevano calarsi dietro alle loro palpebre e guardare attraverso una luce diversa, quella interiore, scendere lentamente davanti a quella meraviglia che si chiama il cuore…Ma che strano…Quelle pulsazioni …Bisognava prenderlo tra le mani, accarezzarlo, percepire il calore che ha, immergersi nella meraviglia di quel rosso cremisi, ascoltare, e ascoltare ancora, e poi ancora,  i battiti … Cosi piccola quella scatola dalla forma unica era un mondo pieno di tesori. I dolori, le gioie, i sorrisi, le ombre, i sentieri da seguire, sembrava un quadro senza fine, dove tutto riusciva a fluttuare con un’incredibile naturalezza. Era la vita, seppur nuda, sembrava  che non avesse nessun pudore.  Ancorché meno la paura. Lo stupore degli occhi era infinito. Com’è possibile? Pensavo che con le palpebre chiuse ci sia poco da vedere. E invece le percezioni sono fortissime, i colori brillano e la luce e quasi accecante. La sonora risata del cuore interruppe per un attimo la magia che gli occhi vivevano. Su, non rimanete male, e cosi semplice, e solo perché spesso non ci si accorge, che il mondo esterno, con la visione della mente che tramuta tutto in risposte, a volte anche illusorie, tralascia la parte più sincera, più pura, quella del cuore. Al quale però non sfugge nulla, con un’infinita pazienza raccoglie il tutto, i tesori della vita da poterne prendere quando si ha bisogno. Basta poco, spendere qualche volta un attimo del tempo, le palpebre che calano, gli occhi che accarezzano e ascoltano il battito. E semplicemente diventa un incontro con …

Cuore.

 

 

 

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Gen 12 2012

” PREGHIERA IN GENNAIO”

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I brividi scorrevano sulla pelle come i rivoli di pioggia, svegliando per l’ennesima volta la sensazione di forte emozione nel riconoscere  quella lettura…

“ …

I pescatori avevano ritirato le canne da pesca. Accanto al muro di una cascina un contadino pregava sottovoce.

“Che era successo?”

“ Una donna si era buttata nel fiume. Suicidata. La stavano cercando. Allora chiesi al capo dei vigili con cui ho molta confidenza, chi fosse. E mi disse che era la signora che faceva l’aiuto cuoca alla trattoria del ponte. La Marilena. Una donna dolcissima. Di quelle per intenderci che respirano piano per non svegliare il suo lui che dorme. E che io ben conoscevo per  il fatto di essere assiduo frequentatore del locale. Insomma, separata, lasciata dal marito dopo un’accesa causa di separazione in cui tutti e due chiedevano affidamento del pargolo ancora piccolo, indebitata per pagare avvocati e consulenti, col marito che negli ultimi due mesi aveva cessato di erogarle assegno disposto dal giudice e le aveva mollato pure quattro ceffoni… in una fase di depressione, ha scelto di farla finita e si è buttata li, dove la corrente e modesta ma il fiume è molto profondo e scuro.

C’era anche il maresciallo Losapio. Tutto sudato. Aveva in mano un foglio di carta spiegazzato. Lo aveva lasciato sulla riva stessa Marilena. L’ho ricopiato, aspetti che glielo leggo:

Signori benpensanti,

spero non vi dispiaccia,

se in Cielo e in mezzo ai Santi

Dio fra le Sue braccia

Soffocherà il singhiozzo,

delle mie labbra smorte

che all’odio e all’ignoranza

preferirono la morte.

Dio di misericordia,

il tuo bel Paradiso

lo hai fatto soprattutto

per chi non ha un sorriso

e per quelli che han vissuto

con la coscienza pura .

L’inferno esiste solo

per chi ne ha la paura.

Venite in Paradiso,

la dove vado anch’io.

Perché non c’è l’Inferno

nel mondo del buon Dio.

Dopodiché si è gettata nel torbido gorgo “.

… “

Dal “ Nel Nome dei figli”.

 

Qualcuno di voi forse riconoscerà le parole di poesia in musica che mancava ieri sera, accompagnate dal silenzio greve dei presenti in sala conferenza preseduta dal Dott. Vezzetti. Piccolo ma gremito il luogo fa riaffiorare la sensibilità e la speranza, dei semi lasciati per  un futuro migliore. Vinciamo disincanto con cui ci ha vestito la vita dei nostri giorni, aprendoci all’amore e bontà d’animo, porgendo le mani piene di questo cibo che non costa nulla, regalando ai figli lo stupore e l’incanto, donandogli il loro Paradiso, qui, insieme a noi, in questa vita.

Vittorio, grazie, essere i pionieri in questo mondo con pochi ideali non appaga nel vedere in quanti non vedono, non sentono e non parlano. Lentamente e con fatica, delle voci si aggiungeranno a questo coro, elevando in aria un suono meraviglioso con il quale verranno avvolti i bambini ai quali  abbiamo dato la vita. In queste note non ci sarà la rabbia, né il rancore, saranno le note di consapevolezza dei figli grandi divenuti genitori…

Perché, come concludevi ieri sera:

“Beato quel genitore i cui figli corrono nelle braccia anche quando le mani sono vuote”,

Perché quel figlio avrà trovato ciò che un prezzo non ha:

L’amore!

 

 

 

 

 

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Nov 12 2011

Di un papà…

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E difficile scrivere in questo momento. Qualsiasi argomento dopo il post ” NEL NOME DEI FIGLI “sembrerebbe banale. Il post che segue sotto, dedicato a un papà, scritto un anno fa, oggi prende una luce particolare. Vorrei riproporlo, dedicandolo ai papà, ancor di più a quelli che non possono condividere il tutto l’amore possibile con i propri figli. Era un  augurio per un Buon Anno, ma riletto, oggi, dopo la presa di consapevolezza di un mondo buio, sembra un tema ancor più toccante.  Dire non è un mio problema e lasciare ai figli un mondo che non lascia molta speranza. Perché se si è privati dell’amore, la speranza svanisce. E sempre molto difficile alzare il sipario che divide il nostro io dalla nostra ignoranza. Quando ciò accade, non si può calare più. Quel sipario non nasconde solo le storie private, dietro al sipario ci sono tante vite, siamo noi, la nostra società. I nostri figli. Non possiamo, non abbiamo il diritto di privarli dallo stupore, del bello della vita che verrà, togliendo il più importante, l’amore dei genitori, racchiudendoli nelle loro paure. Le battaglie per amore dei figli sono un bene comune, e facciamo che non cali mai il silenzio.

MERAVIGLIOSO

Era appena scesa la sera, fredda e cupa. Sulla strada scorrevano le macchine, velocemente, cercando di rubare qualche minuto al tempo che correva inesorabile. Tutto in fretta, per arrivare nei luoghi che attendevano ospitali l’arrivo delle feste. Gli sguardi dai finestrini delle macchine che sfrecciavano, potevano afferrare il pezzo sfuggente di vita altrui solo per un attimo…

Sul ciglio della strada c’era ferma una macchina con le quattro frecce. Un uomo cercava di fermare una ragazza che camminava sul ciglio, con il volto rigato dalle lacrime. A fianco a loro, una ragazzina piangeva , vi prego, si sentiva la sua voce flebile…Le parole  di veleno avevano sovrastato i cuori che amano. Gli occhi di quell’uomo erano il baratro della disperazione,  nei quali si rispecchiava la sua impotenza. Velati di lacrime, esprimevano tutto il dolore che portava dentro. Una situazione più grande di lui. L’amore  era soffocato dalle inquietudini, dalla rabbia, dal non capirsi più…Eppure io lo conosco bene, darebbe la vita per le sue bimbe.  Su,  torna in macchina… E’un inferno, si sentiva l’eco della voce che gridava…Lentamente, gli animi cominciavano a placarsi , e dal cuore arrivava la luce dell’amore. Ancora più abbagliante di prima. E scorrevano davanti agli occhi le immagini…

Un papà che preparava la pappa e cambiava il pannolino quando erano  piccole…Un papà che stanco dal lavoro leggeva una storiella, e si addormentava prima lui…Un papà che si prestava a mille giochi inventati dalle due piccole pesti, e debole dal suo amore acconsentiva sempre quasi tutto…Un papà diventato grande con le sue bimbe, a volte spazientito dai conflitti , quell’incomprensione generata anche dalla differenza dei tempi vissuti, quelli della nostra adolescenza,  e quelli   in cui scorrono le vite adolescenziali dei  figli di oggi. Un confronto tra due mondi così diversi eppure non lontani. E difficile  smettere di dire  “Quando noi eravamo ragazzi…” . Comprendere  le  inquietudini dei ragazzi, spogliarsi delle proprie per capire il loro voler imparare a vivere.  Nel loro tempo e con il loro modo. Un  difficile che non è impossibile, quando il cuore è sincero e coraggioso.  E questo papà ha il cuore grande, nel quale scorre  linfa d’amore per le sue figlie.

La macchina riparte lentamente lasciando dietro di sé gli ulivi sul ciglio della strada, avvolti nella luce della luna che cominciava a sorgere . E come gli ulivi che daranno il loro frutto, il cuore si schiuderà al bene sapendolo offrire agli altri.

Post scriptum

Facciamo in modo che quel bene scorre.

 

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Nov 04 2011

“NEL NOME DEI FIGLI”

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Non ci sarebbe una giornata migliore per poterne scrivere, raccontare di tanto. Diluvia. Dalla finestra s’intravede la rabbia della natura che scende sugli alberi divenuti inermi sotto la  forza del vento e dell’acqua. Come se volesse annegare il tutto. Riporta a un’ennesima riflessione, e tutta questa pioggia potrebbe essere una  metafora  di quante vite, soprattutto quelle innocenti, subiscono, perché loro non hanno la possibilità di scelta. Sono“solo “ dei figli.Sai quando comincia questa sventura, e non sai quando finisce.  E di tanti momenti tremendi che trafiggono, addolorano, nello stesso tempo in cui si ascolta la propria voce dal profondo: Non era questo ciò che avrei voluto. E non c’è il miglior testamento in lascito di quello che sia l’esperienza, raccontata, scambiata, condivisa. Il mal comune non fa il mezzo gaudio, ogni uno e portatore del suo bagaglio, e non c’e via di scampo. Tranne una. Unica e sola, quella dello sguardo sui figli. Ed è uno sguardo che deve vedere oltre, attraverso l’amore nei loro confronti, con il cuore che deve essere offerto su un palmo della mano, ancor di più in quei momenti quando si fa piccolo, piccolo, per la sofferenza che c’è. Ho letto il libro , di cui la copertina sotto, di una vita, di tante vite, e con angoscia mi  rendo conto, ancora una volta di  tanta sofferenza per una vita che cambia.   E non è una questione dell’amore finito. Allo smarrimento di chi prende delle decisioni si aggunge lo smarrimento totale dei figli, che spesso diventa il buio, coperto da chi ci dovrebbe aiutare ad uscirne fuori, se non per l’etica professionale di salvaguardare  il diritto di ogni uno di noi, almeno  per un solo motivo, seppure venale, perché è pagato, e anche profumatamente. Non è al servizio dei deboli, ma a fine di se stesso. L’autore del libro ha saputo con la maestria,attraverso la sua e altrui esperienza, aprire il vaso di Pandora del sistema giudiziario italiano inerente allo “Diritto di Famiglia”, ovvero di quanto accade a quelle famiglie che loro malgrado hanno dovuto rompere quella che voleva essere la loro promessa della vita.

 

Sig. Vezzetti

Premessa, sono una donna separata, con due figlie, e sono stata fortunata due volte. La prima, nella decisione comune con il mio ex marito di trovare il giusto modo a salvaguardare le nostre figlie in una situazione difficile come una separazione, riuscendo a farlo con un’unica comparizione davanti al giudice, e seguendo l’istinto d’amore per le nostre figlie, siamo rimasti fuori dalle porte del tribunale, con dei risultati più che positivi, seppure si sia passati attraverso dei momenti di sofferenza. Lei me l’ha confermato pienamente attraverso le pagine che ho letto. La seconda, a prescindere dai motivi, si arriva a volte al punto di dire, mi rivolgo al tribunale! E invece e grazie alla meravigliosa lettura del suo libro che ho deciso che non mi avrei mai più neppure fatta sfiorare da quell’intento. Ecco, abbracciare un’ idea, un vissuto altrui, una battaglia, e il miglior modo per dirle grazie. Un libro da consigliare a tutti, non solo ai separati, e soprattutto alle figure che svolgono un ruolo importante, avvocati e i pm, per il loro aver tra le mani il più prezioso, le decisioni sulla vita delle persone, e soprattutto quella dei bambini e dei ragazzi.

La sua è una vocazione, e non solo come medico pediatra. Ho letto dei commenti, stupita per alcuni, perché come lettrice non mi è mai passato per la mente, neppure per un istante solo, a dare al suo romanzo un valore o meno letterario, perché il valore che ha , va oltre!!!! Sveglia la coscienza, insieme a delle emozioni, e come si dice, “Siamo cresciuti quando sappiamo accettare ciò che non ci piace”, e allora dobbiamo trovare il modo per prendere ogni uno delle sue responsabilità. “NEL NOME DEI FIGLI”, soprattutto.

http://www.nelnomedeifigli.it/

http://www.hoepli.it/libro/nel-nome-dei-figli/9788865950418.asp

http://www.figlipersempre.com/

http://www.adiantum.it/

Grazie mille a chi mi ha fatto conoscere questo libro.

E al mio avvocato, una perla tra quelle rare, che per fortuna fanno da faro a chi è fortunato di averle vicino, oltre a Miki, tra gli ultimi Don Chisciotte, che praticamente non si fa neppure pagare dai suoi assistiti.

Tatjana

Questo è un post aperto. Tutti quelli che vorrebbero scrivere qualcosa, possono farlo.

 

 

Dott. Vezzetti ha scritto

Ciao a tutti. Sono l’autore del libro, mi hanno segnalato il blog e… eccomi qua. Vi ringrazio per le attestazioni di stima e per le belle parole. Nando mi ha addirittura commosso. Se qualcuno di voi vuole collaborare alla divulgazione del testo e del suo messaggio si metta in contatto con la nostra onlus Figlipersempre. Abbiamo trovato tanti dirigenti scolastici in Lombardia sensibili al problema che hanno acquistato il testo per i loro docenti e abbiamo aiutato in tutta Italia attraverso decine di vendite di beneficenza tanti bambini e tante categorie deboli (disabili, malati ecc.). Siamo oltre le 7000 copie.
I prossimi appuntamenti saranno a Ostuni il 18 novembre, a Torino il primo dicembre al Circolo dei lettori, a Bolzano il 3 dicembre mattina e Trento il 3 pomeriggio.
Grazie a tutti coloro che si stanno adoperando per la divulgazione della nostra testimonianza.

 

 

Vittorio ha scritto

Un tema difficile questo, parli della sofferenza che i figli dei separati patiscono nel silenzio di tutti i giorni. Genitori che si fanno la guerra tra loro, a ragion o torto di uno o dell’altro, senza pensare che i loro figli vogliono e sognano due genitori, un padre ed una madre, così come sono, ne bene e nel male.

La colpa non è dei genitori, ma di coloro che fomentano questi in un lunghe guerre dove non ci sono vincitori, tranne avvocati e psicologi che ne traggono un mero guadagno, e dove i figli sono gli unici a pagarne le conseguenze.

Aiuto da tempo le associazioni per le pari genitorialità e non faccio altro che ascoltare storie tristi tutti i giorni, storie di guerre tra poveri, guerre dove si auspica che denigrando o cancellando uno dei due genitori si faccia il bene dei figli. Poi quando la guerra termina, non per accordi raggiunti ma solo perché sono terminati i soldi serviti per pagare avvocati, psicologi e tutte le spese legali, i genitori piangono, versano grandi lacrime di tristezza, ma non per la sofferenza regalata ai loro figli, ma per le parcelle degli avvocati, che arrivano sempre e solo alla fine della guerra e che son paghi ti pignorano tutto quello che hai, compresa la casa dove vivono i tuoi figli, proprio quei figli che in fase processuale quegli stessi avvocati difendevano a spada tratta.

Quando ho conosciuto Vittorio Vezzetti non riuscivo a credere che per denunciare una situazione così degradata si sia costretti a scrivere un libro. Mi chiedevo che senso avesse in un paese civile dover essere costretti a scrivere un libro per far conoscere agli altri le ingiustizie del nostro paese. Ma allora se così è, cosa succede a tutte quelle persone che non hanno il dono di saper scrivere un libro? Nessuno saprà mai nulla di loro?

Poi quando ho iniziato a leggere il libro, nel leggere tutte quelle storie tristi, ho iniziato a sentirmi mancare il respiro, ho iniziato a soffrire per tutti quei bambini che hanno sofferto e che continuano a soffrire alla luce del sole, proprio per mano delle nostre autorità.

Nel libro scopro un dato sconfortante: nella sola città di Roma ci sono più avvocati che in tutta la Francia. Allora faccio qualche ricerca a riguardo e scopro con grande stupore che nella sola Lombardia ci sono più avvocati che a Roma. Quindi tra Lombardia e Roma abbiamo il doppio degli avvocati che esistono in Francia!?!? Senza contare le altre 19 regioni d’Italia.

Quindi o siamo fessi o siamo un paese litigioso!

Si, aiuto le associazioni delle pari genitorialità per aiutare i nostri figli, aiutando proprio i loro genitori a non litigare per i figli che già gli appartengono, ma soprattutto per spiegare che sono loro genitori, entrambi, che appartengono ai loro figli!

Come genitore immensamente innamorato dei miei figli, che soffro per tutti i figli che stanno vivendo storie analoghe, non posso che ringraziarti per aver dedicato questo tuo spazio ad una causa comune, quella dei nostri figli.

Condivido appieno i tuoi esaustivi commenti sul libro, dovrebbero leggerlo tutti!

Grazie e come dici tu, facciamolo soprattutto NEL NOME DEI FIGLI!

 

Irene ha scritto…

” Giorni difficili, tremendi …

sembra che tutto si ribalti, noi, le nostre vite, la natura stessa sta dando prova della sua potenza sull’uomo …

E l’uomo cosa ha sempre tentato di fare, da sempre, se non domare tutto e renderlo suo servo?

La natura no, non si doma …

Non si doma il vento,

non si doma l’acqua,

non si doma il fuoco …

Sono giorni in cui tutti noi, per i motivi più diversi o uguali ci sentiamo spaesati ….

come se facessimo parte di un film in cui  non siamo più i protagonisti …

Affiora la rabbia, l’impotenza di fronte a tanta furia che sembra colpire alla cieca chi infondo che male ha fatto? ”

 

Marcos ha detto…

Mi spiace tanto di non aver avuto figli . Non è accaduto e così è . Mi consola non aver mai dovuto affrontare queste tempeste emotive …….
Non so cos’altro dire …….

 

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Ott 18 2011

La cultura cos’è?

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Genova, una giornata fredda e nuvola. Il mio quarto anno qui. Non che avessi da raccontare qualcosa al di fuori di una vita ordinaria.

Genova porto, gente di mare. Genova, città aperta, dicono, piena di cultura. Genova, con i suoi gradini bellissimi, lasciati dalle nobili famiglie antiche e ricchi mercanti, ormai in degrado quasi tutti. Genova con la sua storia, con i poeti e pittori, e De Andre. La sua musica, gli ideali, il saper vedere oltre, un testamento, il suo. Lui, che non per caso aveva scelto la sua dimora altrove. Genova, con la gente triste. Con le face cagnesche, guardinghe. Genova, la città di caste, nascoste nell’ode tra i muri genovesi. La gente che non ti dice mai di no, e neppure il sì.

Forse il mio di oggi non è altro che la somma di questi anni, dei giorni, dei momenti, tutti,  passati qui. Sono arrivata con poco bagaglio, ma tra quel poco c’era il sorriso verso il prossimo, il bello della voglia di ricominciare una vita nuova. Mi hanno detto del coraggio che ho avuto. Mi sorrido, visto i pochi sorrisi intorno, rendendomi conto che il coraggio forse non sarebbe bastato. E misuro ora la dose d’incoscienza.

De Andre ” Una storia sbagliata”

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

Per il segno che c’e’ rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere piu’ come e’ andata
tanto lo sai che e’ una storia sbagliata
tanto lo sai che e’ una storia sbagliata.

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Ott 03 2011

Infine…

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Sono le gocce nel deserto

E quella macchia di vino rosso sul abito

Ora  è la pioggia di ottobre che aspetto

So che  il vento non porta la felicità

e lascio le lacrime per la fine

per dissetare il cuore

E sento il profumo del papavero rosso

si espande nella stanza

E so che il vento porterà via i versi

E lascerò le lacrime per la fine

Le lacrime …

E so di essere stanca di andar via …

E del passo dopo passo per un nuovo giorno,

e dalla valigia da riporre

La cera si è sciolta,

la luce si affievolisce  lentamente

Il suono del violino accompagna l’attesa

delle lacrime

per la fine.

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